L'assessore alla Cultura Maurizio Pace ha partecipato all'inaugurazione della mostra dell'artista Andrea Benetti intitolata "VR60768, anthropomorphic figure” 

A cura di: redazione

Dalla Grave delle Grotte di Castellana alla Camera dei Deputati nelle sale del Cenacolo e della Sagrestia del complesso di Vicolo Valdina. Così l’artista neorupestre bolognese Andrea Benetti dopo aver presentato ed esposto le sue opere nel settembre 2011 nel complesso carsico castellanese, è arrivato nella capitale lo scorso 16 aprile con la sua mostra "VR60768, anthropomorphic figure”.

Ed anche l’assessore alla Cultura del Comune di Castellana Grotte Maurizio Pace ha partecipato all'inaugurazione e rinsaldato il suo personale legame d'amicizia e rinsaldato il legame dell'artista con la città delle grotte.

“Quando mi venne in mente di allestire la mia prima mostra dentro ad una caverna, iniziai una ricerca sulle grotte più importanti d’Italia e trovai le grotte di Castellana, che conoscevo per nome e fama, ma che non avevo mai visitato. - ha affermato l'artista bolognese - La cosa che mi colpì e decisi di sceglierle per presentare il mio progetto, che era abbastanza particolare ed ardito, fu la qualità e l’intelligenza del dinamismo culturale, che aveva caratterizzato quelle grotte negli anni precedenti. Poi scoprì che dietro a tutte queste iniziative di successo c’era l’architetto Maurizio Pace, un giovane amministratore, poco più che trentenne, del quale oggi sono orgoglioso di esserne amico. La sua presenza all’inaugurazione della mia mostra alla Camera dei Deputati è stato un grande regalo, un segno di affetto e stima, che mi ha lusingato, poiché proviene da una persona di qualità, che ho provato in prima persona essere onesto, capace e mai scontato. Per cui voglio ringraziare Maurizio ed il Comune di Castellana per la presenza a Roma, poiché mi sento particolarmente legato alle meravigliose grotte di Castellana ed alla sua gente generosa, vivace e sempre pronta ad accogliere coloro che arrivano in quella splendida terra.”

 

Foto di Aurélie Léone

 

 

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